Le recenti elezioni politiche nazionali hanno messo in luce un processo di polarizzazione presso l’elettorato. La ricerca LaST non voleva misurare ex post il voto, ma provare a cogliere gli orientamenti culturali verso la politica. Il risultato dell’autocollocazione degli interpellati, com’era plausibile attendere, rispecchia tendenzialmente il voto recentemente espresso, benché i due fenomeni non siano immediatamente sovrapponibili. Così, quanti si situano politicamente a centro-sinistra (31,0%) sopravanzano di pochi punti quelli del centro-destra (28,5%), mentre quanti si dichiarano di centro (10,7%) costituiscono una minoranza, ancorché non marginale. Fino a qui, gli orientamenti che rimangono nel solco delle tradizionali culture politiche e vedono coinvolti complessivamente circa tre quarti (76,7%) della popolazione.
Il fenomeno che desta interesse, tuttavia, è l’emergere di un terzo polo culturale dal peso di poco inferiore ai precedenti: si tratta di quanti dichiarano di non riconoscersi nei tradizionali canoni di schieramento e non si collocano in alcun spazio politico (23,3%). Il loro profilo è tendenzialmente trasversale rispetto al genere e alle condizioni professionali (benché i lavoratori flessibili e precari siano più propensi di altri: 28,0%). Tuttavia presenta una maggiore intensità nel Nord Est (22,6%), nel Centro (26,5%) e nel Mezzogiorno (26,1%), rispetto al Nord Ovest (18,0%). Soprattutto, è un orientamento inversamente proporzionale alle classi di età: fra i giovanissimi (meno di 24 anni) il 38,9% e il 31,8% fra i 25-34enni non riesce a collocarsi e via via a calare fino a giungere all’11,2% fra chi ha più di 65 anni. Dunque, si tratta di un’inclinazione tendenzialmente trasversale, ma che coinvolge soprattutto le generazioni più giovani.
