{"id":3713,"date":"2016-05-23T09:32:51","date_gmt":"2016-05-23T09:32:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=3713"},"modified":"2016-05-23T09:32:51","modified_gmt":"2016-05-23T09:32:51","slug":"welfare-social-e-fai-da-te","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/community.server2.webdistrict.it\/en\/2016\/05\/23\/welfare-social-e-fai-da-te\/","title":{"rendered":"#lastitaly: Il welfare? Social e fai da te"},"content":{"rendered":"<p>Un welfare social e fai-da-te. Potrebbe essere definito in questo modo il sistema di protezione percepito dagli italiani. Di fronte a un\u2019eventuale difficolt\u00e0, per avere un aiuto la maggioranza si rivolgerebbe alla triade costituita da famiglia (90,0%), amici (72,3%) e associazioni di volontariato (54,8%). I servizi offerti dal proprio Comune (18,8%) e dallo Stato (15,9%) vengono ultimi nella classifica, non sono individuati fra gli enti cui ci s\u2019indirizzerebbe nell&#8217;immediato. Anzi, fra i primi e gli ultimi troviamo altre realt\u00e0 come i vicini di casa (28,7%), piuttosto che le parrocchie (23,7%) o la gente del paese (22,5%) a funzionare \u2013 per una minoranza \u2013 da \u00e0ncora di salvataggio. In realt\u00e0 non si tratterebbe solo di una percezione, se consideriamo lo sviluppo che in pochi anni sta conoscendo l\u2019esperienza del \u201csocial street\u201d, a partire dall&#8217;esperienza bolognese di via Fondazza. Socializzare con i vicini della propria zona di residenza per condividere necessit\u00e0 e professionalit\u00e0, conoscenze, realizzare progetti di interesse comune. Insomma, costruire una nuova interazione sociale a \u201ckm 0\u201d e a \u201ccosti 0\u201d. \u00c8 una rivisitazione del tradizionale sistema di welfare che mette in gioco le energie presenti nel capitale sociale della societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/LaStampa_p.-34.pdf\">La Stampa p. 34, 23 maggio 2016<\/a><\/p>\n<p>Ovviamente, nel nostro paese non manca la rete di servizi pubblici e sociali, compresi quelli del privato-sociale, efficienti e all&#8217;avanguardia, soprattutto in alcune regioni. Tuttavia, si tratta di casi che non arrivano a diventare un vero e proprio sistema che innerva l\u2019Italia intera. In generale, i servizi pubblici soffrono un insieme di fattori che li rendono marginali nella pubblica opinione. Gi\u00e0 di per s\u00e9 l\u2019aggettivo \u201cpubblico\u201d o \u201cstatale\u201d nell&#8217;immaginario collettivo risente di un\u2019eco negativa, come qualcosa di scadente e anonimo. \u00c8 assimilato a \u201cburocrate\u201d che in Italia ha un sapore deteriore, diversamente da altri paesi come la Francia e la Germania dove questa figura professionale ha uno status ben pi\u00f9 elevato. A tale valutazione, si aggiunge non solo il calo generato dalle difficolt\u00e0 del deficit pubblico, soprattutto un uso \u2013 in diversi casi dissennato \u2013 delle risorse collettive, che rende tutto pi\u00f9 complicato sia per i servizi statali, sia per quelli del privato sociale che operano in sintonia. Per non dire dei reportage giornalistici volti a mettere in luce gli sprechi perpetrati negli anni. Se a tutto ci\u00f2 aggiungiamo che le domande di servizi da parte della popolazione tendono ad aumentare e soprattutto a diversificarsi possiamo comprendere come mai, nelle rappresentazioni sociali, pi\u00f9 ancora che nella realt\u00e0, i servizi pubblici occupino un ruolo marginale nell&#8217;immaginario collettivo. A loro si guarda quasi in ultima istanza, se non si dispone di altre possibilit\u00e0.<\/p>\n<p>La ricerca di Community Media Research testimonia una volta di pi\u00f9 che la famiglia, nonostante le profonde trasformazioni strutturali che l\u2019hanno investita, continua a essere la vera grande risorsa del nostro Paese. Una ricchezza che non \u00e8 solo simbolica e di valore, sede di affetti e relazioni. Ma anche realt\u00e0 organizzativa, rete di supporto concreto. \u00c8 il vero welfare che sta sostenendo oggi le giovani generazioni: offrendo la casa quando decidono di convivere (e poi sposarsi), utilizzando i risparmi e gli investimenti accumulati nel tempo, quando erano ancora possibili. Risparmi, per\u00f2, che oggi si stanno consumando pi\u00f9 di quanto si riescano ad accantonare, generando cos\u00ec contenimenti dei consumi. E ancora nell\u2019incerto transito alla ricerca di un lavoro: chi cerca un\u2019occupazione lo fa autonomamente inviando il proprio curriculum alle aziende (28,7%) e tramite le conoscenze delle famiglie, il passa-parola (25,2%). Solo il 4,8% si rivolge ai Centri per l\u2019impiego pubblici (ricerca CMR-Adecco). Dunque, la famiglia \u00e8 la risorsa che, come sottolineano gli economisti, ha acconsentito al nostro paese di sopportare meglio di altri le nerbate della crisi economica: perch\u00e9 meno indebitate e capaci di risparmio, perch\u00e9 in passato hanno investito maggiormente in beni solidi (la casa).<\/p>\n<p>Sommando le reti cui gli interpellati si appoggerebbero in caso di necessit\u00e0, \u00e8 possibile identificare una misura di sintesi che aiuta a definire l\u2019intensit\u00e0 del network di sostegno di cui dispone la popolazione. Ne scaturiscono cos\u00ec tre tipologie. Il gruppo pi\u00f9 cospicuo \u00e8 rappresentato da quanti dispongono di \u201creti flessibili\u201d (59,3%). Si tratta di persone che individuano un novero relativamente contenuto e flessibile di sostegni al di fuori della sfera familiare e amicale. Il secondo gruppo \u00e8 formato da chi denuncia \u201creti fragili\u201d (34,1%) ovvero chi non dispone totalmente o ha pochissime reti di riferimento in caso di necessit\u00e0. Anche quella familiare appare debole. Infine, il terzo gruppo \u00e8 di chi ritiene di poter contare su \u201creti solide\u201d (6,4%), di un network di solidariet\u00e0 pi\u00f9 esteso in caso di necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Reti amicali, mondi volontari e famiglie sono l\u2019elemento centrale del nostro capitale sociale. La questione \u00e8 che su quest\u2019ultime ricade un sovraccarico di funzioni. Troppo spesso sono lasciate sole a gestire situazioni complicate: la scarsit\u00e0 di servizi per l\u2019infanzia spinge le giovani coppie a dover fare affidamento ai nonni o alla rete parentale; sono ancora poche le imprese attente alle problematiche della mamme lavoratrici; per non dire della quantit\u00e0 di donne migranti che assistono gli anziani nelle loro case. Dunque, sono le reti corte a funzionare come supporto, mentre via via che ci allontaniamo dalla cerchia delle conoscenze dirette, tale rete sembra avere una trama molto pi\u00f9 esile. Proprio per questi motivi, non solo serve un servizio pubblico in grado di intercettare le domande, ma vanno perseguite in modo complementare le strade di un welfare generativo come le \u201csocial street\u201d: dove sia possibile costruire nuove forme di inte(g)razione e reciprocit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>\n<p><em><strong>Nota metodologica<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa, realizza l\u2019Indagine LaST (Laboratorio sulla Societ\u00e0 e il Territorio) che si \u00e8 svolta a livello nazionale dal 22 marzo al 4 aprile 2016 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con et\u00e0 superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla societ\u00e0 Quantitas. I rispondenti totali sono stati 1.997 (su 13.287 contatti). L\u2019analisi dei dati \u00e8 stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d\u2019et\u00e0, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore \u00e8 pari a +\/-2,2%. La rilevazione \u00e8 avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Documento completo su <a href=\"http:\/\/www.agcom.it\/\">www.agcom.it<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/\">www.communitymediaresearch.it<\/a>.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un welfare social e fai-da-te. Potrebbe essere definito in questo modo il sistema di protezione percepito dagli italiani. 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