{"id":4149,"date":"2016-10-31T10:57:38","date_gmt":"2016-10-31T10:57:38","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=4149"},"modified":"2016-10-31T10:57:38","modified_gmt":"2016-10-31T10:57:38","slug":"lastitaly-il-made-in-italy-visto-dagli-italiani-elegante-ma-poco-innovativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/community.server2.webdistrict.it\/en\/2016\/10\/31\/lastitaly-il-made-in-italy-visto-dagli-italiani-elegante-ma-poco-innovativo\/","title":{"rendered":"#LaSTItaly. Il Made in Italy visto dagli italiani? Elegante ma poco innovativo"},"content":{"rendered":"<p style=\"color: #636363;\">II \u00abMade in Italy\u00bb rappresenta una cifra fondamentale per la nostra economia. E il nostro biglietto da visita che fa riconoscere e apprezzare i prodotti italiani nel mondo. Negli anni del boom economico il cinema \u00e8 stato un volano fondamentale per affermare quello che oggi definiamo un brand, un marchio che racchiude elementi materiali e immateriali: la qualit\u00e0 e lo stile di vita, assieme ad alcuni prodotti dell&#8217;epoca. Ma \u00e8 negli anni recenti che gli studi economici hanno dato maggiore (e corretta) enfasi al valore dei settori che pi\u00f9 di altri contrassegnano il Made in Italy. Sono le imprese delle \u00ab4A\u00bb: abbigliamento, arredamento, automotive e alimentare. Su circa 5 mila beni commerciati nel mondo l&#8217;Italia detiene la leadership su circa mille, seconda alla Germania. E grazie alla capacit\u00e0 di esportare queste produzioni che l&#8217;economia ha potuto limitare i danni di una recessione lunga e non ancora conclusa, a causa di una domanda interna che stenta a riprendersi.\u00a0La qualit\u00e0 che distingue i prodotti italiani \u00e8 ammirata e ricercata dalle schiere di ceti medi che stanno crescendo nei Paesi di recente sviluppo, cos\u00ec come nelle altre nazioni.<\/p>\n<p style=\"color: #636363; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/iStock_86578835_SMALL.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-4155 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/iStock_86578835_SMALL-400x284.jpg\" alt=\"Monique Lhuillier FW 2106\" width=\"356\" height=\"253\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"color: #636363; text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/LaStampa_p.34.pdf\">La Stampa p. 34, 31 ottobre 2016<\/a><\/p>\n<p><strong>Produzioni tailor made<\/strong><\/p>\n<p style=\"color: #636363;\">A ben vedere, quello che definiamo Made in Italy ha gi\u00e0 riassunto in s\u00e9 i fattori che &#8211; all&#8217;interno dei processi di globalizzazione &#8211; sono oggi trainanti per affermarsi nella competizione internazionale: produzioni \u00abtailor made\u00bb, a misura del cliente, personalizzate; flessibilit\u00e0; qualit\u00e0 dei materiali utilizzati; design, estetica, cultura; professionalit\u00e0. Dunque, il Made in Italy, con le sue caratteristiche, incrocia positivamente le richieste di un mercato affluente e in aumento su scala globale. Non \u00e8 un caso se assistiamo al fenomeno dell&#8217;italian sounding ovvero di imprese straniere che utilizzano richiami ai prodotti italiani per conquistare fette di mercato, sottraendole proditoriamente a quelle titolate. Cos\u00ec come non \u00e8 accidentale se il governo Renzi nel 2015 ha avviato un piano per la promozione straordinaria del Made in Italy e l&#8217;attrazione degli investimenti in Italia. Perch\u00e9 per affermarsi in un mercato sempre pi\u00f9 affollato \u00e8 necessario distinguersi. E ci\u00f2 che permette di farsi riconoscere sono gli aspetti immateriali, le dimensioni evocative: ci\u00f2 che comunica un&#8217;identit\u00e0, dei valori, uno stile.<\/p>\n<p style=\"color: #636363;\"><strong>II senso dell&#8217;estetica<\/strong><br \/>\nLa ricerca (Community Media Research in collaborazione con Intesa Sanpaolo, per \u00abLa Stampa\u00bb) ha sondato in che misura i tratti tipici del Made in Italy siano avvertiti dalla popolazione, quali e quanto contribuiscano a definirlo. E, quindi, a delinearci. Rispetto all&#8217;elenco di dimensioni proposte, due sono quelle che polarizzano, nell&#8217;immaginario collettivo, il nostro \u00abMade in\u00bb: la \u00abcreativit\u00e0\u00bb (83,2%) e l&#8217;\u00abestetica, bellezza\u00bb (81,5%). Da un lato, l&#8217;inventiva, la capacit\u00e0 di individuare soluzioni nuove, l&#8217;abilit\u00e0 nel sapersi districare costituiscono i tratti principali non solo per il mondo della produzione, ma pure nel modo di agire quotidiano di larga parte della popolazione. Dall&#8217;altro lato, il gusto, l&#8217;attenzione al bello, agli aspetti esteriori sono gli ingredienti cresciuti nella nostra attenzione nei decenni recenti (anche se non ancora totalmente diffusi) che si manifestano negli stili di vita, come nella gestione delle citt\u00e0. Pi\u00f9 distaccati nella classifica, bench\u00e9 condivisi, sono altre due forme: l&#8217;idea di \u00abqualit\u00e0\u00bb (64,0%) e la \u00abcultura\u00bb (51,4%). Se la prima dimensione evoca e si riallaccia alle precedenti dell&#8217;estetica e della bellezza, evidenziando come nel nostro Paese vi sia un&#8217;attenzione alla qualit\u00e0 della vita che non ha molti eguali; la seconda rinvia alle nostre tradizioni, al patrimonio culturale e che ha molteplici declinazioni. Diversa, invece, \u00e8 la visione che la popolazione ha di altri aspetti che si attribuiscono generalmente al Made in Italy. Il \u00abvivere bene\u00bb (47,3%) e la \u00abpassione\u00bb (46,0%) non superano la soglia del 50% dei consensi, probabile ricaduta del clima di difficolt\u00e0 economica e di incertezza che pervade il nostro Paese da diverso tempo. Ma sono le ultime due dimensioni della classifica a dover far riflettere maggiormente: l&#8217;\u00abinnovazione\u00bb (21,1%) e la \u00abtecnologia\u00bb (19,9%) non sono percepite come elementi tipici del nostro Dna. Non sono cio\u00e8 riconosciuti all&#8217;interno del perimetro del Made in Italy e, per riverbero, anche del nostro Paese dal punto di vista produttivo.<\/p>\n<p style=\"color: #636363;\"><strong>Tra realt\u00e0 e percezione<\/strong><br \/>\nSommando i diversi tratti proposti al fine di determinare l&#8217;esistenza nella percezione della popolazione di un Made in Italy, scaturiscono tre gruppi. Due hanno un peso quasi omogeneo e vedono coesistere quanti sono \u00abMade In-certi\u00bb (48,0%), ovvero ritengono che solo una parte delle dimensioni proposte aiuti a prefigurare dei tratti distintivi; con i sostenitori del \u00abMade in Italy\u00bb (45,9%), i quali vi attribuiscono la parte maggioritaria fra quelli elencati. Fra i primi an *** II \u00abMade in\u00bb degli italiani (%) Forte: Comrrt rity Meoia Research Intesa Sanpaob per La Stampa. 2016 (r. casi: 1.997) I TOTALE No \u00abMade\u00bb \u00abMade-in\u00bb in-certo noveriamo in particolare i maschi, gli imprenditori e i dirigenti. Fra i secondi prevalgono la componente femminile e le generazioni pi\u00f9 giovani, gli studenti e chi risiede nel Mezzogiorno. Marginale \u00e8, infine, la quota dei pi\u00f9 critici, chi ritiene non esista un vero e proprio Made in Italy (6,1%). Alla fine, emerge una sorta di dissonanza fra la realt\u00e0 e la percezione, fra il \u00abMade in Italy\u00bb fatto di prodotti che viaggiano sui mercati internazionali e il \u00abMade in\u00bb che ci definisce: \u00e8 il brand del Paese, un biglietto da visita in chiaroscuro. \u00c8 la nostra identit\u00e0 ancora da completare nella sua costruzione.<\/p>\n<p style=\"color: #636363; text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>\n<p style=\"color: #636363;\"><em><strong>Nota metodologica<\/strong><\/em><br \/>\n<em>Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa, realizza l\u2019Indagine LaST (Laboratorio sulla Societ\u00e0 e il Territorio) che si \u00e8 svolta a livello nazionale dal 22 marzo al 4 aprile 2016 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con et\u00e0 superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla societ\u00e0 Quantitas. I rispondenti totali sono stati 1.997 (su 13.287 contatti). L\u2019analisi dei dati \u00e8 stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d\u2019et\u00e0, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore \u00e8 pari a +\/-2,2%. La rilevazione \u00e8 avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Documento completo su\u00a0<a style=\"color: #e25100;\" href=\"http:\/\/www.agcom.it\/\">www.agcom.it<\/a>\u00a0e\u00a0<a style=\"color: #e25100;\" href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/\">www.communitymediaresearch.it<\/a>.<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>II \u00abMade in Italy\u00bb rappresenta una cifra fondamentale per la nostra economia. E il nostro biglietto da visita che fa riconoscere e apprezzare i prodotti italiani nel mondo. 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