{"id":5789,"date":"2015-04-12T08:55:59","date_gmt":"2015-04-12T08:55:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=1499"},"modified":"2015-04-12T08:55:59","modified_gmt":"2015-04-12T08:55:59","slug":"1499-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/community.server2.webdistrict.it\/en\/2015\/04\/12\/1499-2\/","title":{"rendered":"Italiani scettici sulle ricadute di Expo Milano 2015"},"content":{"rendered":"<p>Gli italiani hanno una <strong>sindrome allergica alle grandi opere<\/strong>. Le vivono perlopi\u00f9 con un\u2019aria di sospetto e di disincanto. Prima ancora che considerarne l\u2019utilit\u00e0, la funzionalit\u00e0, le opportunit\u00e0 che possono aprire, scatta un meccanismo pavloviano: <strong>il dubbio che dietro a un progetto si celi sempre qualcos\u2019altro<\/strong>. Qualcuno che ruba, la raccomandazione, la speculazione, il danno ambientale: insomma, qualcosa oscura sempre la finalit\u00e0 ultima, appannandone gli obiettivi. Va detto che un simile sentimento trova ampia alimentazione nelle cronache quasi quotidiane. Dai reportage giornalistici ai telegiornali satirici, dagli articoli ai blog siamo sommersi da notizie che mettono in luce scorrettezze, ruberie, lievitazione dei costi. E tutto a danno dei contribuenti. Insomma, i furbetti del quartierino sono sempre dietro l\u2019angolo. Com\u2019\u00e8 noto, anche l\u2019esposizione universale EXPO 2015, ormai prossima all\u2019avvio, \u00e8 stata toccata da episodi di corruzione, che vanno denunciati e perseguiti. Nello stesso tempo, per\u00f2, non va dimenticato ci\u00f2 che <strong>l\u2019EXPO 2015 di Milano pu\u00f2 rappresentare: non solo un evento, ma una infrastruttura volano per la nostra economia.<\/strong><\/p>\n<p>In una fase in cui alcuni fattori di miglioramento si stanno palesando, l\u2019esposizione costituisce un\u2019opportunit\u00e0 per una parte consistente del sistema produttivo italiano. Molti consumatori dei Paesi in crescita guardano al nostro Made in Italy come un valore aggiunto importante. Di questo gli imprenditori sono consapevoli e non \u00e8 un caso che siano anche i pi\u00f9 attivi e attenti all\u2019evoluzione della manifestazione. Il cibo e l\u2019alimentazione, temi al centro dell\u2019evento, costituiscono uno degli asset principali dell\u2019Italia a livello globale e funzionano da traino anche per tutti gli altri settori produttivi. Ma l\u2019EXPO non \u00e8 solo un evento: va considerato al pari di una infrastruttura. E opportunamente il Ministro Delrio, fin dall\u2019assunzione del suo incarico, l\u2019ha posto fra le grandi opere. Perch\u00e9 come altre esperienze hanno dimostrato (Genova, Torino) queste iniziative devono essere considerate anche un\u2019occasione per rivisitare lo sviluppo di un territorio e di un\u2019economia. Guardando oltre all\u2019evento in s\u00e9, spostando l\u2019ottica alle ricadute negli anni a venire.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/padiglione-italia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-1503 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/padiglione-italia-400x250.jpg\" alt=\"padiglione italia\" width=\"338\" height=\"211\" \/><\/a><\/p>\n<p>Community Media Research con l\u2019Indagine LaST, ha interpellato gli italiani per cogliere le aspettative verso l\u2019EXPO e i fenomeni che esso potr\u00e0 generare. L\u2019esito complessivo non \u00e8 per\u00f2 entusiasmante. Proponendo una lista di possibili ricadute che l\u2019esposizione internazionale potrebbe avere, prevale un orientamento di ambivalenza, venato in particolare da un orientamento negativo. Al primo posto, quasi inevitabilmente, gli italiani collocano una preoccupazione: l\u2019infiltrazione di criminalit\u00e0 e l\u2019alimentarsi di fenomeni legati alla corruzione (62,6%), in particolare fra i residenti nel Nord. Al secondo posto, invece, troviamo la speranza che la manifestazione possa generare una maggiore attenzione alla qualit\u00e0 dei prodotti e alla sicurezza dei consumatori (56,8%), con una netta prevalenza fra gli abitanti del Centro e del Nord Est. Si tratta di due opzioni dal segno opposto: la prima \u00e8 un\u2019apprensione, la seconda un auspicio. Che per\u00f2 convivono. La classifica prosegue evidenziando posizioni che mettono in luce valutazioni preoccupate: non sono maggioritarie, tuttavia sono assai diffuse. Il 43,3% ritiene che una volta terminato l\u2019evento, l\u2019EXPO non avr\u00e0 ricadute positive, ma sar\u00e0 stato un semplice episodio. Una quota analoga (43,3%) pensa che i costi per sostenere l\u2019esposizione universale siano eccessivi per un paese come l\u2019Italia ancora in grande sofferenza economica. I due quinti (40,7%) temono un eccesso di cementificazione e presumono un impatto negativo sull\u2019ambiente. Dall\u2019altro lato, gli aspetti positivi rivestono un minor grado di accordo. Se i due quinti (41,9%) prevedono che l\u2019EXPO creer\u00e0 nuovi posti di lavoro, solo il 38,4% degli italiani immagina la possibilit\u00e0 che vengano avviati nuovi centri di ricerca e sviluppo. E una quota simile (35,8%) intravede nell\u2019esposizione universale un contributo al rilancio della nostra economia.<\/p>\n<p>Sommando le risposte ottenute dagli italiani \u00e8 possibile costruire un profilo di sintesi delle aspettative verso l\u2019EXPO. Il profilo prevalente \u00e8 costituito da quanti sono incerti, oscillano equamente fra aspetti positivi e negativi, in un gioco a somma zero: gli \u201cEXPOboh\u201d. Sono il 43,8% degli italiani, in particolare fra le donne, le generazioni pi\u00f9 giovani, gli studenti, i residenti nel Nord Est, chi possiede una laurea e ha una conoscenza dell\u2019evento appena sufficiente. Il secondo profilo \u00e8 composto da quanti prevedono esclusivamente ricadute negative: i \u201cnoEXPO\u201d. Sono il 31,2% degli interpellati e soprattutto si trovano fra i 25-34enni, i disoccupati, i diplomati e hanno per\u00f2 una scarsa conoscenza su l\u2019EXPO. Il profilo minoritario, bench\u00e9 non marginale, \u00e8 di quanti immaginano effetti positivi dell\u2019esposizione universale: gli \u201cEXPOfan\u201d (25,0%). In questo gruppo annoveriamo soprattutto i maschi, gli ultraquarantenni, gli imprenditori e le casalinghe, i residenti nel Mezzogiorno e quanti hanno seguito attentamente il progetto dell\u2019EXPO.<\/p>\n<p>Solo una manciata di giorni e poi, finalmente, si taglier\u00e0 il fatidico nastro dell\u2019esposizione universale. Inevitabilmente scatteranno subito le valutazioni sull\u2019EXPO. Ma gli effetti sostanziali si potranno misurare solo successivamente, una volta chiusa la manifestazione. Se l\u2019EXPO sar\u00e0 stato progettato anche come una infrastruttura (immateriale) per un nuovo sviluppo, allora ne potremmo toccare con mano i risultati. E, una volta tanto, avremo trovato un rimedio all\u2019allergia degli italiani verso le grandi opere.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli italiani hanno una sindrome allergica alle grandi opere. Le vivono perlopi\u00f9 con un\u2019aria di sospetto e di disincanto. 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