{"id":5846,"date":"2018-02-25T08:14:44","date_gmt":"2018-02-25T08:14:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=5793"},"modified":"2018-02-25T08:14:44","modified_gmt":"2018-02-25T08:14:44","slug":"i-nordestini-scelgono-quotidiani-radio-e-tv-per-formarsi-opinioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/community.server2.webdistrict.it\/en\/2018\/02\/25\/i-nordestini-scelgono-quotidiani-radio-e-tv-per-formarsi-opinioni\/","title":{"rendered":"I nordestini scelgono quotidiani, radio e tv per formarsi opinioni"},"content":{"rendered":"<p>Attenti alle vicende della politica nazionale, pi\u00f9 di quanto non si pensi. Utilizzatori multicanali nell\u2019informazione, ma l\u2019opinione si forma soprattutto tramite i quotidiani. Potrebbe sintetizzarsi in questo modo, a pochi giorni dalle elezioni, il comportamento prevalente dei nordestini nell\u2019aggiornarsi sui fatti politici secondo l\u2019ultima rilevazione di Community Media Research. Pi\u00f9 di un terzo (37,5%) s\u2019informa costantemente su quanto accade nell\u2019area politica, in particolare in Friuli Venezia Giulia (54,6%). Se aggiungiamo che il 56,1% segue saltuariamente (in generale o in modo discontinuo, soprattutto fra trentini e alto atesini: 77,3%) e solo il 6,4% dichiara di aggiornarsi poco o nulla, possiamo affermare che la popolazione \u2013 seppure in diversa misura \u2013 sia attenta alle questioni politiche pi\u00f9 di quanto non veicola l\u2019opinione comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/social_media_strategy.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5841 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/social_media_strategy-400x267.jpg\" alt=\"social_media_strategy\" width=\"400\" height=\"267\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Finegil-p.-10.pdf\">Quotidiani Finegil,\u00a025 febbraio 2018<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/CorAlpi-p.-10.pdf\">Corriere delle Alpi,\u00a025 febbraio 2018<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Il-Piccolo-p.-8.pdf\">Il Piccolo, 25 febbraio 2018<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/Messaggero-Veneto-p.-21.pdf\">Messaggero Veneto,\u00a025 febbraio 2018<\/a><\/p>\n<p>Ma attraverso quali mezzi s\u2019informano e poi si creano le opinioni su questi temi? I due aspetti (informazione e opinione) non sono identici e i risultati dimostrano l\u2019esistenza di comportamenti differenziati. In primo luogo, internet (29,8%, ma non i social: 11,5%), quotidiani (24,1%) e TV (20,7%) si contendono il podio dei canali principali. Quindi, vi \u00e8 una sostanziale tripartizione delle fonti informative che privilegia la rete in generale, ben pi\u00f9 che i social (facebook, twitter) cui invece gran parte dell\u2019informazione si abbevera. In secondo luogo, se consideriamo gli strumenti secondo la loro analogia, otteniamo che gli <em>Old Media<\/em> (quotidiani, TV, radio: 52,8%) tutti assieme hanno ancora la preminenza sui <em>New Media<\/em> (internet, social: 41,3%) come fonti cui attingere le notizie. Con qualche differenza: agli <em>Old Media<\/em> sono pi\u00f9 affezionati gli adulti (oltre 45 anni) e chi ha gi\u00e0 deciso di andare a votare; mentre ai <em>New Media<\/em> guardano con favore i pi\u00f9 giovani (fino a 44 anni), gli studenti, chi \u00e8 disilluso della politica ed \u00e8 indeciso sul voto. Molto pochi, invece, si affidano alle reti delle <em>Relazioni Sociali<\/em> (associazionismo, familiari, colleghi: 5,9%) per ottenere news sulla politica.<\/p>\n<p>L\u2019esito cambia, per\u00f2, se consideriamo come si forma l\u2019opinione dei nordestini. Gli <em>Old Media<\/em> perdono leggermente d\u2019intensit\u00e0 (46,1%), ma restano saldamente il primo riferimento con i giornali al top della classifica, soprattutto fra i pi\u00f9 adulti (oltre 45 anni). Perdono di importanza, invece, i <em>New Media<\/em> (30,0% e segnatamente i social che sprofondano al 3,5%), ma in misura minore fra giovani, studenti e indecisi al voto. Viceversa, le reti di <em>Relazioni Sociali<\/em> accrescono fortemente il loro peso (23,9%) nel contribuire a formare le opinioni (in particolare familiari e amici).<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 un ulteriore aspetto sul quale \u00e8 opportuno soffermare l\u2019attenzione. Siamo interessati ai temi della politica, ma diffidenti sull\u2019oggettivit\u00e0 dell\u2019informazione. Viviamo in una corrente ininterrotta di notizie che letteralmente ci sommerge da pi\u00f9 parti: TV, radio, quotidiani, blog, social. Sugli stessi episodi si possono ascoltare \u2013 a seconda della fonte \u2013 narrazioni a volte opposte, perdendo cos\u00ec il senso della realt\u00e0. Questo ammassarsi di news complica il districarsi in mezzo ad esse: \u00e8 come trovarsi in un ginepraio dal quale \u00e8 difficile uscire. Tant\u2019\u00e8 che di fronte alla grande quantit\u00e0 di indicazioni, paradossalmente, perdiamo l\u2019orientamento. Il diffondersi delle <em>fake news<\/em>, le notizie false studiate per orientare le opinioni, d\u00e0 un ulteriore colpo alla credibilit\u00e0 dell\u2019informazione. Mancando un\u2019adeguata educazione all\u2019utilizzo dei nuovi strumenti della comunicazione, si riduce la capacit\u00e0 di distinguere la qualit\u00e0 delle notizie. Non \u00e8 un caso se i social network stiano realizzando campagne pubblicitarie per aiutare gli utenti a distinguere le informazioni false o studino come bloccare gli account fraudolenti. Oppure che le trasmissioni televisive realizzino <em>fact check<\/em>, verifiche sulle veridicit\u00e0 delle asserzioni in particolare degli esponenti politici. Ma la sovrabbondanza informativa produce anche un\u2019erosione della legittimit\u00e0 delle fonti.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 in una precedente ricerca (CMR) si \u00e8 osservato come giornalisti e mass media godano di una valutazione positiva da parte di una minoranza della popolazione (41,8%). L\u2019eccesso di offerta informativa implicitamente svuota l\u2019autorevolezza delle fonti, perch\u00e9 \u2013 agli occhi di un lettore \u2013 tutte si pongono sul medesimo piano. Sotto questo profilo, il dibattito e le polemiche attorno ai vaccini dei mesi scorsi \u00e8 stato emblematico. L\u2019autorevolezza di luminari della medicina o delle ricerche dell\u2019OMS assumono lo stesso valore delle dichiarazioni di un blog e del passa parola via social. I mondi dell\u2019informazione (il plurale \u00e8 ormai d\u2019obbligo) hanno soprattutto un problema: la credibilit\u00e0. Per ben i nove decimi dei nordestini (89,9%), soprattutto fra i veneti (91,7%), le notizie dei giornali e della televisione sono spesso manipolate. Ma la valutazione muta se guardiamo ai nuovi canali dell\u2019informazione come internet e la rete? Il risultato \u00e8 speculare: solo il 29,0% ritiene che le notizie reperite su network e blog siano pi\u00f9 fondate e veritiere rispetto ai media tradizionali, con i veneti leggermente pi\u00f9 favorevoli (30,6%). Cos\u00ec, tanto i media maturi quanto i nuovi sono accomunati da un\u2019opinione generale: la diffidenza. Quasi nessuno fra loro \u00e8 percepito esente da condizionamenti o in grado di essere oggettivo, indipendente nei suoi resoconti. Tali valutazioni si riflettono poi anche sui contenuti dell\u2019informazione stessa, anche in questo caso in modo bipartisan. Il 72,5% ritiene che social network e blog non alimentino le capacit\u00e0 critiche delle persone che li frequentano, ma contribuiscano solo a rinforzare le credenze di chi li utilizza. Critica che trova maggiore consenso in Friuli Venezia Giulia (97,4% e in Trentino Alto Adige (97,5%). In altri termini, sono assimilati a nuovi agit-prop dell\u2019era della comunicazione digitale. Viceversa, quotidiani e TV sono canali attraverso i quali \u00e8 s\u00ec possibile approfondire i temi in misura maggiore che sulla rete, ma anche su questo versante \u00e8 una larga minoranza dei nordestini ad avere una simile opinione (35,4%). Credibilit\u00e0 delle fonti e capacit\u00e0 critica dei contenuti sono i due tarli che attraversano i mondi dell\u2019informazione. Informazioni e opinioni percorrono strade complementari, ma diverse. Sono le opinioni, per\u00f2, che orientano le scelte: e per maturare hanno bisogno di contesti in cui esercitarsi, in relazione con altri. Come creare un\u2019opinione, nella societ\u00e0 dell\u2019informazione pervasiva, \u00e8 la sfida educativa del futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>Nota metodologica<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo Cassa Risparmio Veneto, realizza l\u2019Indagine che si \u00e8 svolta a livello nazionale dal 9 al 22 gennaio 2018 su un campione rappresentativo della popolazione residente in Italia, con et\u00e0 superiore ai 18 anni. Gli aspetti metodologici e la rilevazione sono stati curati dalla societ\u00e0 Questlab. I rispondenti totali sono stati 1.482 (su 13.384 contatti). L\u2019analisi dei dati \u00e8 stata riproporzionata sulla base del genere, del territorio, delle classi d\u2019et\u00e0, della condizione professionale e del titolo di studio. Il margine di errore \u00e8 pari a +\/-2,5%. La rilevazione \u00e8 avvenuta con una visual survey attraverso i principali social network e con un campione casuale raggiungibile con i sistemi CAWI e CATI. Documento completo su <a href=\"http:\/\/www.agcom.it\/\">www.agcom.it<\/a><\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attenti alle vicende della politica nazionale, pi\u00f9 di quanto non si pensi. Utilizzatori multicanali nell\u2019informazione, ma l\u2019opinione si forma soprattutto tramite i quotidiani. 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