{"id":5855,"date":"2018-03-14T11:57:11","date_gmt":"2018-03-14T11:57:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/?p=5855"},"modified":"2018-03-14T11:57:11","modified_gmt":"2018-03-14T11:57:11","slug":"il-nord-a-due-velocita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/community.server2.webdistrict.it\/en\/2018\/03\/14\/il-nord-a-due-velocita\/","title":{"rendered":"Il Nord a due velocit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>In-sofferente. \u00c8 il filo rosso che accomuna le condizioni e i sentimenti del Nord del paese. L\u2019in-sofferenza (col trattino) riverbera, nello stesso tempo, situazioni contrapposte e solo apparentemente paradossali. Essa racchiude il malumore verso un sistema statuale, burocratico e fiscale ritenuto inadeguato a reggere le sfide che una competizione internazionale impone. Riforme promesse e mai giunte a compimento, livelli di tassazione ancora assai onerosi, infrastrutture inadeguate rappresentano un fardello pesante sulle spalle di un pezzo del sistema produttivo proiettato sui mercati internazionali. Imprese che prima e durante la crisi hanno continuato a investire in processi di innovazione e di internazionalizzazione, e che cominciano a raccogliere i frutti dei loro sforzi. I dati sono l\u00ec a confermare la bont\u00e0 delle performance: secondo Unioncamere Veneto la produzione industriale nel quarto trimestre del 2017, rispetto allo stesso periodo del 2016, si assesta a +6,3%, con esiti ancora migliori per le Pmi. Per Unioncamere Lombardia, nel medesimo intervallo di tempo, \u00e8 cresciuta del 5%. E sono solo gli ultimi di una serie positiva che dura ormai da diversi trimestri. Per non dire dei distretti industriali: anch\u2019essi hanno subito un processo di metamorfosi, riorganizzando la propria struttura interna e diventando oggi \u201cdis-larghi\u201d ovvero filiere produttive che hanno allungato le loro reti di fornitura ben oltre i confini territoriali e nazionali.<\/p>\n<p>Queste imprese, i loro fornitori e gli stessi lavoratori l\u00ec occupati costituiscono un reticolo di realt\u00e0 che ha accelerato, sta abbracciando le tecnologie della quarta rivoluzione industriale, si confronta con i mercati pi\u00f9 avanzati. Auspicherebbero un sistema paese capace di sostenere il loro sforzo di innovazione, le loro proiezioni all\u2019estero, ma non lo vedono all\u2019orizzonte. In questo senso, manifestano una \u201cinsofferenza\u201d verso un\u2019Italia (politica) incapace di riformarsi, di tenere il passo con la velocit\u00e0 dei cambiamenti. Ritengono di avere un ruolo di traino economico per il paese (69,6%), ma di contare assai poco nella sfera politica (30,1%). Come ha dimostrato il referendum consultivo dello scorso dicembre, vogliono maggiore autonomia rispetto a un centro ritenuto inefficiente. \u00c8 la parte del paese che morde il freno, mentre vorrebbe poter correre pi\u00f9 velocemente.<\/p>\n<p>Ma, come sempre accade, il dato medio nasconde situazioni molto diverse fra loro. Un\u2019altra parte del sistema imprenditoriale non \u00e8 riuscita o non ha potuto accelerare. E continua ad essere \u201cin-sofferenza\u201d. Sono le realt\u00e0 aziendali pi\u00f9 piccole, non inserite nelle filiere internazionali, che operano sui mercati domestici o non hanno avviato processi di innovazione. Sono i lavoratori che hanno perso il posto di lavoro perch\u00e9 le aziende hanno delocalizzato o hanno chiuso i battenti. Sono tutti quei piccoli risparmiatori, artigiani e commercianti che hanno visto andare in fumo i loro risparmi e investimenti con il crollo delle banche popolari. In questi casi, la crisi continua a mordere e le ferite, profonde, non si sono ancora rimarginate. E per queste fette di popolazione la \u201cin-sofferenza\u201d diventa duplice: al risentimento, si somma il disagio economico.<\/p>\n<p>Il voto del 4 marzo scorso non \u00e8 solo frutto di paure e timori, quindi ascrivibile esclusivamente alla categoria \u201cpopulismo-nazionalismo\u201d alla Bannon. \u00c8 qualcosa di pi\u00f9 articolato: ha visto confluire le due dinamiche della \u201cin-sofferenza\u201d presenti nei diversi Nord, ridisegnando la geografia politica. La sorpresa, per\u00f2, rivela l\u2019incapacit\u00e0 di una grande parte della classe dirigente \u2013 e non solo di quella politica \u2013 di considerare i movimenti carsici della societ\u00e0 e dell\u2019economia. Come dimostrano il viaggio nel Nord e le ricerche di Community Media Research per La Stampa, l\u2019ascensore sociale nel Settentrione si \u00e8 bloccato, rispetto a 5 anni fa, per il 67% della popolazione e per il 30% \u00e8 sceso. Il ceto medio si \u00e8 diviso fra quanti hanno saputo almeno mantenere il proprio livello di status (magari erodendo il patrimonio) e chi ha visto diminuire le opportunit\u00e0. L a stessa Banca d\u2019Italia evidenzia che la quota di povert\u00e0 in Italia rimane assai elevata nel Mezzogiorno (39% nel 2006 e nel 2016), ma nel Nord cresce dall\u20198,3% (2006) al 15,0% (2016). La popolazione invecchia progressivamente e i fenomeni migratori incutono pi\u00f9 timore. Chi esprime un orientamento accogliente verso i migranti \u00e8 ancora maggioritario (53,7%), ma diminuisce rispetto al 2013 (66,1%), a favore di una pi\u00f9 elevata avversione (dal 5,1% al 16,7%). Le comunit\u00e0 territoriali, a torto o a ragione, si percepiscono spaesate, vulnerabili. L\u2019elenco dei fenomeni erosivi sarebbe lungo, ma evidenzia il lascito della crisi: una societ\u00e0 e un\u2019economia polarizzate, divise in modo crescente e pi\u00f9 netto che in passato. Di qui, una \u201cin-sofferenza\u201d che per essere riassorbita chiede una progettualit\u00e0 inclusiva, in grado di offrire un nuovo orizzonte di opportunit\u00e0: per tutti.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.communitymediaresearch.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/La-Stampa-p.-8.pdf\">La Stampa, 14 marzo 2018<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Daniele Marini<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In-sofferente. \u00c8 il filo rosso che accomuna le condizioni e i sentimenti del Nord del paese. L\u2019in-sofferenza (col trattino) riverbera, nello stesso tempo, situazioni contrapposte e solo apparentemente paradossali. 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